AgorA' di Cloro
mercoledì, aprile 12, 2006
  il dopo-elezioni e la speranza che il passato non torni.
In questi giorni ho letto assiduamente gli articoli di Marco Travaglio che sono raccolti in questo sito
http://banane.splinder.com/?from=187
che poi sono quelli pubblicati settimanalmente sull'Unità, giornale che non compro, in questi ultimi anni.
Travaglio,( di cui si legge perfettamente la scuola montanelliana anche se il suo humor lo rende piu' appuntito di Montanelli, di buona ironia borghese) dipinge un'Italia da incubo e da barzelletta amara.
Salotti, milioni, reati, mafiosi, generali, soubrette dedite alla politica si muovono in un teatro da operetta che è quello della classe dirigente italiana.Ilcentro è lui, Silvio Berlusconi, novello Luigi XIV che concede alla sua accolita di bagarozzi , volta per volta, i turni al frigorifero.
Alla luce della vittoria, sia pure risicata della sinistra, guardare a queste descrizioni è come fare come Dante uscito dalla selva oscura, guardarvi acon il senso dell'angoscia che tramonta e con il tenue senso di speranza che si affaccia, soltanto perchè il pericolo appare scampato.

Travaglio descrive Berlusconi come differente di Mussolini, perchè allora c'era il re, mentre il nano, essendo stato egli re e dittatore nel contempo, non ha nessuno che lo licenzi.
Gli articoli prendono in esame episodi singoli avvenuti a suo tempo: dal linciaggio di Stefania Ariosto, a Craxi, quando disse ad un ambasciatore americano dove doveva versare direttamente i soldi.
Ce l'ha con gli avvocati civilisti e penalisti di Berlusconi, a cui erano destinati gli incarichi piu' importanti, ma i post piu' feroci e le battute piu' esilaranti, Travaglio le riserva ai suoi colleghi, i giornalisti, che ne escono veramente male. Vespa lo chiama l'insetto. Di Ferrara pubblica una foto dove, nudo, sta per fare un tuffo al mare e i suoi servizi (nel vero senso della parola) li chiama "doppi carpiati" perchè fa i piaceri, contemporaneamente, a Berlusconi e agli americani.
Effettivamente, se in Italia si è verificato anche solo un barlume di quello che Travaglio descrive, visto che speriamo tutti che tali cose siano passate alla storia (con non poco ottimismo, magari un po' forzato), tra le responsabilità principali vi è quella, precisa e schiacciante, dei giornalisti.
Mimun che fa i voli pindarici perchè il tg1 compiaccia Berlusconi, anche smettendo di fare concorrenza al tg5, Vespa che è reso miliardario con la pensione Rai e la cui moglie lavora alla segreteria di un ministero molto importante, come vice dello stesso Berlusconi. Socci, uomo di poco talento, messo lì dall'ala clericale che Berlusconi ha tentato di lanciare come giornalista ma che aveva talmente poca audience che ha dovuto rimuoverlo e consolarlo con la direzione generale della scuola superiore di giornalismo di Perugia.
Feltri soprannominato Littorio Feltri, che interviene da Vespa sul processo di Cogne e , nonostante sia chiarissimo dal suo livello di informazione che non ha letto neanche una riga degli atti processuali, si affianca all'amico Carlo Taormina per sparare bordate su quanto sia persecutoria la magistratura.

Il panorama della classe dirigente italiana è davvero triste. Dopo aver letto gli articoli di Travaglio, ci si convince che davvero in una dittatura mediatica, quale quella di Berlusconi è stata,i giornalisti e gli addetti agli apparati culturali (Travaglio ce l'ha anche con i filosofi,chiedendosi che paese è un luogo dove la filosofia viene accreditata ad intellettuali come Pera e Zecchi)ne sono i gerarchi.
Alla luce del risultato pur risicato, al contrario dei commenti che ho sentito in giro, mi sento di essere orgogliosa dei miei concittadini.
Perchè leggendo Travaglio,si capisce che la macchina propagandistica e censoria ha lavorato così intensamente, (creando come contrappeso la distruzione della scuola italiana, quindi lo spegnersi della curiosità e dello spirito critico) che non poteva non funzionare.
Anche la disonestà non dev'essere mancata,in termini di compravendita di voti, se si legge quanto sopra, si comprende, con disgusto, come essa fosse all'ordine del giorno del nano e del suo esercito di servi.
Insomma se siamo ancora al 50 per cento di persone che, nonostante lo scempio di questi anni ha trovato l'estro di votare contro questo personaggio, allora penso che davvero forse siamo un popolo di santi, di eroi e di navigatori. Perchè di propaganda si muore. Di censura si muore. Di guerra si muore. Di mafia si muore. E tutte queste calamità erano parte integrante del contratto dittatoriale che Berlusconi ha firmato con se stesso. Ma le sue televisioni rafforzavano, rendendolo impenetrabile come una cassaforte, il schopenhaueriano velo di maia, con il trionfo della rappresentazione sulla realtà delle cose.
E bisogna neutralizzarlo una volta per tutte. Prentendendo anche un risarcomento dovuto per i danni psichici ed economici, che ha creato agli italiani.
NAZIONALIZZAZIONE DELLE RETI FININVEST.
 
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