AgorA' di Cloro
martedì, marzo 28, 2006
  ..e kantianamente mi chiedo
ma la felicità umana è compatibile con uno stato?
L'azione politica ha sopratutto a cuore il diritto?
e che cos'è questo diritto?
e perchè l'uomo deve obbedire ad un'autorità?

già cmq kant diceva di no, che l'zione politica è compatibile con una morale ma non con la felicità dell'uomo. E allora? anticipava l'anarchismo anche lui?
 
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Immanuel Kant:"Reflexionen" per una filosofia della storia del progresso umano


"Idee uniformi nate appo intieri popoli e fraessoloro non conosciuti debbon avere un motivo comune di vero.
Questa degnit��un gran principio, che stabilisce il senso comune del genere umano esser il criterio insegnato alle nazioni dalla provvidenza divina per diffinir il certo d'intorno al diritto natural delle genti , del qual le nazioni s'accertano con intendere l'unit�sostanziale di tal diritto , nelle quali, con diverse modificazioni, tutte convergono."

(G.B. Vico,Scienza nuova. Pag 69)

Ci sembra che in questo brano Gianbattista Vico esprima non solo considerazioni caratteristiche di un momento storico che stava preannunciando cambiamenti epocali, ma anche affinit� come vedremo, con le argomentazioni che Kant espone nelle "reflexionen" intorno alla richiesta che il mutamento incipiente della compagine sociale, dietro la spinte dell'illuminismo, con le sue necessarie implicazioni politiche, rivolge agli intellettuali:
definire in modo perentorio il concetto di progresso, a partire da una fondazione filosofico-razionale del medesimo1).

Questo tentativo di fondazione �l'oggetto delle Reflexionen, dove per�Kant non illustra nello specifico alcuna opinione sui fatti storici a lui contemporanei. Da intellettuale, sentiva che la societ�a lui contemporanea era cambiata e stava ancora cambiando in senso progressivo, ma ,fenomenicamente parlando, la natura del progresso restava oscura, i dati percettivi rilevavano contraddizioni tra gli eventi presi singolarmente.
Da qui la scelta di tralasciare le contingenze storiche e i giudizi sulle medesime, a favore di una ricerca categoriale del soggetto storico e delle sue determinazioni, secondo un'analisi razionale che, in quanto fondativa , entrasse ad essere parte del percorso stesso della storia "progressiva" , si storicizzasse, in altri termini, come tappa del percorso dello stesso progresso dell'umanit�
Ecco perch�qui Kant propone un percorso filosofico che tematizzi il progresso in relazione all'essenza dell'uomo e si ponga, come obiettivo preliminare la definizione dell'essenza dell'uomo cos�come si concretizza nella storia.
Ma gi�stabilire con razionalit�il profilo storico da assumere come campo dell'indagine razionale non �semplice.
In questo senso riteniamo che l'influsso culturale delle acquisizioni di Gian Battista Vico, per assumere un punto di partenza per un'indagine critica della definizione del progresso pur nell'antinomia che l'uomo porta con se quando deve esprimere la propria connotazione essenziale, sia stata ,nella fattispecie di quest'opera di Kant, molto significativa.
Kant, come Vico, si pone la domanda sul "dato" che riassuma, in termini universali, la determinazione del "progresso" nella storia.2)
Le "reflexionen" iniziano con una considerazione sulle peculiarit�della civilt�occidentale in quanto alla tendenza alla prevalenza culturale di alcune facolt�rispetto ad altre. Una caratteristica di noi "occidentali" �che presso di noi il piacere per l'arte non si �accompagnato con l'indugio verso l'elemento immaginativo che contraddistingue,invece, la cultura orientale e che, secondo Kant, rallenta gli uomini dal loro progredire, fermandoli allo stato in cui essi vivono l'istinto come "voce di Dio".
Comunque sia, in occidente, cultura e civilt� da sole, non bastano a spiegare l'ottica progressiva della storia, che si realizza, per il Nostro, quando nella civilt�viene incorporato il valore della "giustizia" tra gli uomini, un'intuizione che illumina l'ambito della scienza e quello della religione e che si concretizza nel "diritto".
Quando il diritto �presente in una certa compagine storica, significa che si �attuata la volont�degli uomini di esercitare la loro libert� Quando questa volont�diviene cosciente nella maggior parte degli uomini, gi�un progresso si �realizzato, il motore del progresso per��ancora in atto, e il diritto si configura come la forma perfetta e perfezionabile dell'armonia che verrebbe costituendosi tra le istanze della natura 3)e le istanze poste dalla necessit�di perfezionamento della specie.4)

Proprio in questa dialettica tra naturalit�egoistica dei molteplici individui ed unitaria tendenza al perfezionamento della specie, sta per Kant la chiave interpretativa della storia umana.
Essa sintetizza, pur nella sommatoria di "storia delle storie" di molteplici persone che agiscono "privatamente",un unit�che �un sistema compiuto, il quale prefigura cio' che Kant chiama "il carattere dell'umanit�,che, attraverso la sua evoluzione, diviene autocosciente di volere, in quento "umani" la possibilit�di rendere reale il proprio essere liberi. E diviene altres�consapevole che tale possibilit�si chiama "diritto".

Nella considerazione di una storia della specie umana, si rende necessario distinguere l'inizio di una storia come "sistema", dove l'orizzonte �la necessit�di considerare quali siano gli aspetti che rendono i governi "utili" in senso cosmopolitico, vale a dire rispetto al progresso, inteso come affermazione progressiva del dominio del diritto nelle forme storiche della convivenza umana.
Diverso �l'orizzonte cosmografico, che inerisce alla considerazione della storia come storia della specie umana, o l'orizzonte biografico, che valuta le storie degli individui che della storia sono stati protagonisti, con le loro azioni e il loro carattere, per stabilire, in via contingente, quindi priva di validit�conoscitiva universale, quali imprese di costoro hanno apportato progresso e quali no.
La storia cosmografica e la storia biografica sono produttive per i contributi che esse apportano alla conoscenza dell'evoluzione culturale e civile5), rendendo palesi i raccordi che necessariamente le unificano al progresso della specie umana tematizzata secondo il punto di vista della storia cosmopolitica, nella tensione del diritto e della politica alla moralizzazione. Tali "storie" ,espresse dagli intellettuali e recepite dai gruppi di potere, non sono state finora sufficienti veicoli intellettuali del progresso, forse, ipotizza Kant, per responsabilit�degli stessi storiografi
Kant segue la strada di una fondazione razionale dei concetti categoriali nella storiografia, a partire dalle acquisizioni frutto del dialogo con l'intera tradizione filosofica, selezionando cio' che da per acquisito sotto l'aspetto della razionalit� come Platone o Vico e adottando tali acquisizioni come "sfondo" per un'indagine pragmatica della storia, secondo alcune idee-guida attinte alla tradizione, che egli non mette in discussione, ma che si limita ad interpretare.
Come Vico(6)egli s'interroga su quale possa considerarsi l'inizio della storiografia, intesa come scienza razionale del profilo cosmopolitico degli eventi, secondo il telos del progresso e a partire dall'unificante pensiero di aver raggiunto l'autocoscienza della nostra essenza. Ancora in termini vichiani: siamo giunti nell'et�degli uomini,pertanto, sempre attraverso la ragione possiamo inserirci nel progresso stesso dell'autocoscienza, segnando contemporaneamente il passo con la filosofia che s'interroga sul, per dirla alla Hegel, cominciamento, ripensando in chiave autocosciente la prassi umana nel divenire storico.

In questa necessit�di una visione filosofica della storia, ancora una volta fanno eco a Kant le parole di Vico:
"...Le nazioni avevano a viver incapaci del vero e dell'equit�naturale (la quale piu' rischiararon appresso i filosofi), esse si attenessero al certo ed all'equit�civile, che scrupolosamente custodisce le parole degli ordini e delle leggi e da queste fussero portate ad osservarle..."7)
Nel porre il tema dell'"inizio", la ricerca filosofica in campo storico condotta da Kant, ha gi�di mira un universale, ed il passaggio alla filosofia �indispensabile, perch� nella mente di Kant la filosofia �gi�indagine critica, in questo caso, della capacit�intellettuale umana di ravvisare una razionalit�che, assumendo volta per volta le prospettive della storia cosmografica,di quella biografica e soprattutto, di quella cosmopolitica, possa reperire delle categorie di comprensione ed interpretazione universalmente intelligibili, pensabili e comunicabili.
L'indagine filosofica s'interroga sulla capacit�umana di capire la storia della specie,quindi com'�spesso nello stile di Kant,diventa indagine critica e propedeutica ad una scienza che,storicizzandosi come tale in un quadro di progresso, sar�il sintomo di un ulteriore passo di autocoscienza razionale.
Il punto di partenza filosofico, in questo caso, �la scelta, operata da kant,di appoggiare la domanda filosofica ad un postulato, che reperisce la sua matrice nell'idea platonica, che kant non solo non discute,ma adotta, secondo cui o la filosofia o ha a che fare con il Vero Bene e con l'intelligibilit�universale dell'Idea di giustizia, o non ha ragione di esistere.
A questo punto la domanda � nella dialettica, costitutiva di ogni ente umano, tra naturalit�egoistica opposta al telos della conservazione e progresso della specie, �possibile reperire nella storia , cosmografica, biografica o cosmopolitica un principio universale, intelligibile e praticabile che sia considerabile come il "punto di inizio" della consapevolezza umana che la storia �anche progresso?
Ancora una volta, al percorso kantiano che vado illustrando, non �estranea la speculazione vichiana:la storia biografica �compatibile con l'et�degli eroi, dove le virtu' guerriere, al servizio dei rapporti di forza, sono il "luogo" dei valori legati all'arte e in generale allo stile della civilt�(anche Kant, come Vico spende parole su tali valori presenti nei poemi omerici, esemplificandone le connessioni con le storie dei relativi popoli, in bilico tra "civilt� e "barbarie").
La storia cosmografica trova uno sfondo interpretativo nell'et�degli dei, in cui gli uomini consegnano a Dio il loro perfezionamento 8)
Il passaggio successivo di Kant �relativo alla ricerca del "soggetto" filosofico: un'accezione del concetto di umanit�quanto piu' rispondente e non contraddittorio con cio' che risulter�essere l'indagine sulla sua essenza.
Nell'et�degli uomini, l'illuminismo,sembra affermarsi la storia "cosmopolitica" come lo stadio in cui gli uomini hanno acquistato coscienza della loro essenza razionale, che, come tale, considera la libert�come un telos ad essa coerente.Non �un caso che l'et�degli uomini superi l'esclusivit�e il primato delle virtu' guerriere come perni della promozione sociale.
In questo stadio,poich�alla filosofia s'impone il valore della libert� essa necessiter�conseguentemente di perseguire quei significati che costellano l'ambito dell'affermazione storica del diritto e del suo perfezionamento "de facto".9)
Essere nell'eta dell'uomo, agli occhi di Kant, poneva la necessit�di cercare di descrivere fenomenicamente la "storia del genere umano". Anche qui l'impronta vichiana �percepibile con tutta la sua forza argomentativa: la ragione rende consapevole l'uomo che la causa finale, l'obiettivo, per il quale la specie �costituita, �la conservazione.
Di fronte a questa possibilit�di consapevolezza l'uomo puo' negare l'istinto sacralizzandolo (dando vita cos�alle storie e alla storia secondo i caratteri dell'et�degli dei) Oppure puo' agire secondo l'istinto, vivendo l'epoca eroica, dominata dai rappporti di forza, con i gruppi dominanti che difendevano con la forza gli interessi privati dei pochissimi. La hybrys eroica, la caratteristica umana del coraggio,era motore sia delle celebrazioni omeriche che delle gloriose biografie dei condottieri 10).
Kant, dunque, propone un'indagine filosofica che, lasciando sullo sfondo la storia cosmografica (che implicitamente egli considera accettabile nell'interpretazione vichiana della storia del genere umano secondo fasi cicliche) arricchita dai contributi importanti, ma non decisivi, delle storie biografiche, sia un'indagine razionale su cio' che comunemente chiamiamo progresso, che, come s'�visto, kant considera cammino verso l'attualizzazione della specie umana sotto l'aspetto della possibilit�razionale di appropriarsi della propria essenza, verso il diritto, inteso come la forma piu' alta e giusta di condivisione del principio di conservazione.

Il passaggio dall'istinto alla ragione, nel dominio storico, passa attraverso la considerazione del significato del lusso che Kant pare definire come un perfezionamento della ricerca di una maggiore qualit� l'uomo lo persegue secondo la stessa logica con cui mette in moto le sue facolt�speculative per risolvere le contraddizioni tra i sensi che segnalano qualcosa di scarsa qualit� o addirittura nocivo, per la nostra sopravvivenza.
Il lusso, in quest'ottica, sarebbe la versione civilizzata della mera strategia di sopravvivenza, intesa come motore dell'evoluzione.Evoluzione, appunto, culturale e civile,il lusso �comprensibile in quanto tale in un'ottica antropologica, ma, considerato secondo un approccio razionale, il fenomeno del lusso incita ad un suo superamento gnoseologico, perch�non offre alcuna decisivit�n�nella comprensione, n�nel compimento fattuale di un passo del cammino progrediente della specie umana.
Il lusso al limite, tematizzato insieme al contesto culturale e civile evoluto che lo implica,
puo' indicare tutt'al piu' la direzione del progresso, in quanto mette l'umano a contatto con la sua pulsione verso la felicit�e lo puo' anche rendere cosciente di essa, in grado cio�di capirla e problematizzarla.
Se la filosofia , dunque, vuole lanciarsi in una speculazione mirante a stabilire che cosa appartenga all'essenza del progresso e che cosa no, deve necessariamente muoversi entro un'ottica razionale che consideri le fasi salienti dell'evoluzione sotto l'aspetto di una storia "pragmatica", analizzando i significati antropologici che gli enti umani hanno attribuito ai loro tentativi di rendersi felici, agli errori commessi e all'evoluzione dal dolore dell'errore alla consapevolezza di quel dolore e di quell'errore e alla prassi attuata per non ripeterlo.

Ritorna, Kant, per elaborare una filosofia "critica" della storia, al significato originario di filo-sofia, ricerca continua, incessante, incompiuta ma non per questo meno appassionata, che si avvicina, analizzando il progresso, stando nel progresso, attendendo e provocando un ulteriore progresso, all'appropriazione, per gli umani, della loro essenza e al conseguente esercizio alla libert�
(vedi note)

.

















































1)nella sua definizione di momento cruciale del perfezionamento della costituzione borghese (REFLEXIONEN , pag.5)
2)"Per andare a truovar tali nature di cose umane, procede questa Scienza con una severa analisi de' pensieri umani intorno all'umane necessit�della vita socievole, che sono i due fonti perenni del diritto naturale delle genti..."
Come si �gi�accennato, i passaggi di Vico nel capitolo IV della "Scienza Nuova" pongono le stesse problematiche che Kant analizzer� sia pure con un percorso proprio, nelle "reflexionen".
3)quindi tra la molteplicit�degli individui sensibili ai solleciti verso la propria personale felicit�
4)Aristotele lo chiamerebbe "causa finale" dell'andamento progrediente del divenire storico.
5)Kant sottolinea il grande rilievo dato dalla storia cosmografica alla religione come "scrigno culturale"
6)"L'equita' naturale della ragione umana tutta spiegata �una pratica della sapienza nelle faccende dell'utilit� poich�sapienza, nell'ampiezza sua , altro non �che scienza di far uso delle cose quali esse hanno in natura"
vico, scienza nuova,CXIV, pag.106
7)Vico "scienza nuova", CXIV, p.106
8)perfezionamento inteso aristotelicamente da Kant come il passaggio dalla potenza all'atto delle capacit�umane: "lo sviluppo di tutti i suoi talenti" verso "la felicit�e la bont�piu' alte che poggiano sull'arte piu' sublime" (reflexionen, pag3)
9)Il diritto �l'armonizzazione razionale tra natura,individuale, egoistica, necessitante e spinta progrediente -e razionale- della specie verso la conservazione-perfezionamento.L'indagine filosofica avr�come orizzonte il coglimento di questa razionalit�e ,conseguentemente, il perseguimento del suo logos, l'evoluzione degli umani verso la comprensione della giustizia e la sua conseguente moralizzazione.
10)Sulle celebrazioni omeriche, Kant rileva come esse siano indicative del gusto artistico di un'epoca, ma non diano risposte decisive sulla meridiana di valore di un'epoca. Lo stesso vale per le biografie dei condottieri. In esse �presente sia il riferimento all'epoca dell'istinto vissuto come "voce di Dio" , ma anche il valore autonomo dell'esperienza, alle abilit�che essa conferisce e anche della ragione come esercizio unificante e perfezionamento di queste abilit�
 
Felicit�ed essenza umana in Kant e nel pensiero illuminista
Nella "fondazione di una metafisica dei costumi" Kant esprime un concetto di felicit�coerente con un'ontologia umana gi�espressa ai suoi tempi da pensatori quali ROusseau e Vico: l'uomo �un ente animale/razionale. La sua aspirazione alla felicit��da attribuirsi alla sua parte animale, mentre l'aspirazione alla libert�esprime la sua essenza razionale.
La felicit� in questo quadro, si contrappone alla sua idea del "dovere per il dovere" che costituisce il nucleo della morale autonoma, cio�fondata su giudizi universali-razionali.
Kant non � d0altra parte, cos�ingenuo da non considerare, come l'illuminismo aveva detto e stava continuando a dire, che l'aspirazione alla felicit��la filigrana motivazionale della prassi esistenziale umana, pertanto, anche se Kant guarda con sussiego alla filosofia eudemonistica descrivendola come un "sistema di valori antiquato "* si rende conto che una cos�evidente contrapposizione tra felicit�e libert�non puo' essere facilmente liquidata. Non ha senso infatti che alla voglia di fare una cosa che ci rende felici, la libert�umana si contrapponga. In tal caso si darebbe un'altra contrapposizione, tra libert�e razionalit� e se quest'ultima non puo' appoggiarsi alla libert�come fondamento, �necessario ricercarne un altro.
Tra le ipotesi elaborate da Kant, vi �quella secondo cui l'essenza razionale dell'uomo trovi il suo senso fondante, politicamente parlando, nell'esigenza di "ordine pubblico" che connota le convivenze. E' razionale infatti conservare se stessi nella coabitazione del mondo con gli altri, affinch�prevalga la conservazione della specie. Tuttavia una simile visione, sacrificando la felicit�umana a tale concetto politico, si scontra con l'esperienza culturale degli illuministi, che sancivano che la felicit�umana fosse il senso dell'azione politica *("la maggior felicit�per il maggior numero" di Rousseau, o la dichiarazione dei diritti del'76, che riconosceva universalmente, a livello costituzionale il diritto universale degli umani, alla ricerca della felicit�
In realt�Kant non emette un pronunciamento definitivo sulla questione: di fronte alla possibilit�di stabilire una tale fondazione che porterebbe l'indagine su ben altre strade, Kant sospende il giudizio in termini filosofici ed apre la questione sul piano antropologico nelle reflexionen.
Quest' antropologia rappresenta per Kant un"indagine in senso cosmico" su che rapporto vi sia tra la felicit�e la parte razionale dell'uomo. A quest'antropologia Kant attribuisce un significato filosofico proprio nel senso piu' puro: di critica alle connessioni che la cultura illuministica stabilisce tra concetti-chiave dell'ente umano e del senso del suo operare, con se stesso e con gli altri, in questa vita.
Kant si muove in un orizzonte storico di decisivi fermenti di cambiamento della compagine sociale e politica. La Rivoluzione borghese ,con tutte le sfaccettature che il divenire generazionale manifesta, nelle varie forme culturali e civili di quel tempo, spinse molti filosofi ad asserire, come si �detto , il principio della "maggior felicit�per il maggior numero" Kant, nel dissociarsi dalle conseguenze piu' semplicistiche che questo pensiero ha condotto con s� si pose comunque il problema della portata rivoluzionaria della rivendicazione filosofica della felicit� dove con questo termine egli intese definire l'attuazione della propria sostanza in senso pieno.
Per la prima volta, le masse si videro, nel XVIII secolo, svolgere nella Storia, un ruolo da protagoniste.Cio' colpi' Kant, portandolo a tematizzare se il diritto alla felicit�che egli vede, appunto, inficiato dall'appartenenza dall'uomo al regno animale e non razionale,pu�interferire con l'atto fondativo di un contratto sociale.
Se, in altri termini, tale diritto, puo' essere riconosciuto dalla maggioranza, che lo rende principio legittimo di come la convivenza umana possa, e debba, essere strutturata.

Il problema della felicit�tra obbligo politico e ribellione.
Nel saggio "per una fondazione della metafisica dei costumi" Kant definisce l'aspirazione alla felicit�come "la somma di tutti i desideri che si possono avere nella vita": fare cio' che si vuole, essendo lberi di farlo. Kant si propone innanzitutto di rispondere alla domanda se un popolo , tenuto all'obbligo dell'obbedienza all'autorit� abbia il diritto di ribellarsi
qualora questo stesso potere minacci la possibilit�di conseguire sua felicit�
Kant auspica una trattazione fondata e compiuta dei termini di cui si nutrir�l'esame filosofico succitato, per� quando nel saggio "sul detto comune" (1793) tenta nuovamente di dare delle risposte, adotta come orizzonte semantico inerente al soggetto politico della ribellione, la moltitudine: un'estrinseca materialit� in s�priva di forma, che ha una rappresentazione puramente passiva nella sudditanza col potere.
La resistenza �radicale, violenta e non si distingue dal fenomeno antigiuridico della sedizione popolare.
E' giusto, afferma Kant, che un diritto ben costruito formalmente su una base razionale, faccia da contrappeso formale alla materialit�delle moltitudini, cosicch�la comunit�si evolva, diventando un "unicum" ordinato. Per usare una terminologia aristotelica, verso un perfezionamento che veda la societ�come un sinolon di materia (la massa) e forma (il diritto) dove la forma sia l'elemento trainante del progredire,la parte attiva, civilizzante,umanizzante della moltitudine informe.
Gi�la scelta di questa concezione del soggetto politico prelude al passo successivo cio�se il diritto di ribellione, tematizzato e quindi avente un valore categoriale in una descrizione antropologica, possa minare il senso stesso del sussistere delle collettivit�statali, cio�l'evitare il "bellum omnium contra omnes".

La speculazione di Kant s'inserisce in modo coerente con le tendenze del dibattito filosofico del XVIII secolo. In molte ideologie politiche del '700 il raggiungimento della felicit��centrale, anche se diverse sono le opinioni su come realizzarlo: nella dichiarazione dei diritti seguita all'indipendenza americana, che abbiam gi�considerato, il diritto alla felicit��considerato inalienabile.
In Francia, il partito giacobino e Saint Just in particolare, affermano che la felicit�del popolo debba essere raggiunta anche con il terrore. Infine, anche nella Germania dei despoti illuminati, il concetto di felicit�non �trascurato dai regnanti.
Possiamo affermare che ogni utopia politica, nel XVIII secolo faceva i conti con il concetto di felicit�
In Kant �urgente l'esigenza di comprendere gli eventi cui assisteva, le pieghe piu' eclatanti cui stava dando luogo la rivoluzione borghese, che da contemporaneo, egli visse con preoccupazione, in particolare, vedendo gli sviluppi sanguinari della rivoluzione francese e del terrore.
Nel 1793, egli scriveva di come le folle rivoluzionarie sembravano mettere in crisi un sistema secolare di autorit� e di come il tempo, in quegli anni, sembrava correre veloce verso un futuro dove la messa in discussione dei sitemi passati diveniva sempre piu' radicale, senza lasciar presagire quale sarebbe stato il punto d'arrivo in cui il sistema sociale si sarebbe stabilizzato.
Kant non offre indizi espliciti sulla posizione politica che assume verso le rivoluzioni americana e francese, tuttavia �evidente che , nell'analisi sulla capacit�fondativa , sul piano politico, del "popolo ribelle" egli specula in presenza di eventi epocali della rivoluzione borghese ed essendo inserito in un contesto culturale in cui il tema della felicit�come "causa finale", per usare ancora una terminologia aristotelica, della ribellione politica, era dibattuto.
Tra chi privilegiava il tema della libert� chi quello della maggioranza, Kant si sent�piu' vicino ai Deutscher Jacobiner, in cui il tema della felicit�era sicuramente un arogmento "forte".
Tuttavia Kant non intese mischiare considerazioni di tipo filosofico con giudizi politici, come s'�detto,sul proprio presente.
Ci sono ragioni per pensare che Kant assist�con favore agli eventi americani e che fu reso inquieto dgli sviluppi della rivoluzione francese, per�le affermazioni che appaiono nel "saggio sul detto comune" non si riferiscono in particolare a nessuno di questi eventi. Egli �interessato a scandagliare la possibilit�di formulare dei modelli astratti di organizzazione categoriale dell'esperienza politica, applicabili ad ogni realt�particolare.
L'opera �un saggio che analizza il rapporto obbedienza/ribellione con l'obiettivo di elaborare un percorso razionale che permetta di esprimere giudizi generalissimi, di validit�universale, che stabiliscano,a seconda delle particolarit�dell' esperienza storica, la legittimit�della ribellione,se essa risulti giusta o meno.
Questa posizione fu stigmatizzata da critici che, come Hannah Arendt, lo rimproverarono di far cadere le questioni politiche nella sfera della morale, dando per presupposto che tutto cio' che �morale �razionale.
Kant ritiene, contrariamente agli eudemonisti del XVIII secolo, che la dialettica tra obbedienza e ribellione non possa rientrare in un discorso di fondativit�politica, perch�fondato sulla felicit� aspirazione con contenuti del tutto soggettivi, quindi di per se a-categoriale. Questa posizione diviene netta nel saggio sul detto comune, laddove invece, nelle reflexionen, la sua speculazione appare piu sfumata e possibilista.
Una cosa �certa: in entrambi i saggi,il diritto alla ribellione in nome della felicit�va tematizzato(per poi concluderne in modo diverso sul carattere fondativo) in quanto all'acquisizione di schemi pragmatici quanto piu' generali possibile, dove la razionalit�essenziale definisca dimensione e confini degli spazi di esercizio al diritto alla felicit�in modo che tale diritto si appoggi ad un principio "de iure": quando e quanto si abbia il diritto a ribellarsi qualora la natura particolare dell'obbligo politico sia tale da minacciare la nostra felicit�

L'attore politico, come l'osservatore, deve, per esprimere un giudizio, applicare un modello interpretativo e valutativo alle circostanze empiriche. QUesto modello deve riflettere una concezione della politica piu' generale.
L'osservatore giudica nello stesso modo dell'attore, ma nel primo caso il giudizio si formula sulla base di una realt�ormai definita, nel caso dell'attore, invece, il giudizio �in grado di modificare e influenzare la realt�stessa, interagendo con il suo fluire.
In un contesto ,per� di resistenza, qualunque giudizio osservativo puo' costituire il punto di partenza per un giudizio deliberativo. La riflessione kantiana si configura come teoria del giudizio politico, come sforzo di ridefinizione metapolitica dei principi deliberativi e , di conseguenza, come analisi di validit�della deliberazione pratica. In questo senso le obiezioni della Arendt sono piu' che attinenti.
L'idea di fondo contenuta in questo saggio, ed anche nelle reflexionen, �che il giudizo politico possa essere ricondotto alla sistematica applicazione di principi generali a situazioni particolari che garantiscono la validit�razionale del giudizio stesso.
Kant respinge l'idea classica della politica come studio attento della specificit�del contesto a favore di un'idea che riconduce qualsiasi considerazione all'applicazione di principi e norme universali.
L'idea di felicit� schematizzata in quanto tale, oltre i contenuti particolari e soggettivi che essa riveste negli individui, puo', in quanto schema, essere considerata in effetti nel quadro di una norma valida per formulare un giudizio politico: queste furono i risultati delle reflexionen e su questi risultati, nel 93, mostr�di ricredersi.
Kant, infatti, nel "saggio sul detto comune" rifiuta di considerare la felicit�come idea guida per l'azione politica, contraddicendo cio' che, negli anni 70-80, aveva espresso nelle reflexionen.
Ritiene ormai impossibile applicare ad un paradigma teorico-politico la categoria della felicit� ponendo l'accento sulla sua connotazione soggettiva, che la rende incommensurabile con una realt�intersoggettiva come quella istituzionale.
La concezione antieudemonistica presente nel "detto comune" non trova un'articolazione approfondita delle sue motivazioni di fondo, (di cui si puo' pensare che derivino dal giudizio negativo su Saint Just, il terrore e il bagno di sangue che si stava perpetrando in Francia). L'unica motivazione che Kant offre �che sia la ragione stessa, come legislatrice a priori a rifiutare qualsiasi fine empirico e quindi anche la felicit�
Ma non per questo nel pensiero di Kant la riflessione sulla felicit��marginale: pur se in contrasto, le reflexionen e il saggio sul detto comune indicano due tappe molto importanti nell'economia generale di tutta la sua speculazione filosofica.
 
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