AgorA' di Cloro
martedì, marzo 28, 2006
  ..e kantianamente mi chiedo
ma la felicità umana è compatibile con uno stato?
L'azione politica ha sopratutto a cuore il diritto?
e che cos'è questo diritto?
e perchè l'uomo deve obbedire ad un'autorità?

già cmq kant diceva di no, che l'zione politica è compatibile con una morale ma non con la felicità dell'uomo. E allora? anticipava l'anarchismo anche lui?
 
venerdì, marzo 24, 2006
  l' agorà di cloroalclero
Blog
bloggare
pubblicare propri e altrui scritti
in una dimensione pubblica e libera
io lo faccio. Provo. Sperimento, la comunicazione altro non è che la produttiva invenzione di uno psico-mondo. E' un tentativo probabilistico. E' un messaggio in una bottiglia, affidata alle correnti dell'oceano ridondante di informazioni. Un solitario "crederci" puo' diventare una forza invincibile.
A tutti a presto.
Barbara.
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  manifesto degli anarco-individualisti
anarco-individualisti tra il chaos e il sogno

MANIFESTO DEGLI ANARCO INDIVIDUALISTI

1)gli anarco-individualisti credono nella coerenza tra idee, parole, azione. Tale coerenza trova la propria sostanza negli individui che ne sono portatori.

2)La realtà è qualcosa che non possiamo comprendere. Quello di cui possiamo comprendere qualcosa, sono i barlumi segnaletici che ci comunicano gli altri enti umani incontrati nella nostra dimensione vitale spazio-temporale.Presumiamo che questi barlumi segnaletici siano coerenti con i "corpi-mondo" che li esprimono e che sono umani come noi. Non c'interessa sapere se è vero o no. Seguiamo solo l'istinto delle parole, illuminandolo con l'armonia della sua coerenza.

3) Le parole non sono in se nè vere nè false. Se un'individuo le esprime, possiamo presumere che dietro ad esse vi sia un'intento comunicativo. Poichè però il linguaggio non è universale e la comprensione dell'altro come concetto,( in quanto uomini enti-formati-a priori, kantianamente parlando) non esiste: l'unico orizzonte di comunicazione possibile è quello della coerenza, cioè della rappresentazione non solo visiva, ma sensoriale, collimante tra cio' che l'individuo dice di essere e le cose in cui dice di credere, e le cose che soggettivamente "agisce".

4)Gli anarco-individualisti sanno che questo è un secolo di sovrabbondanza informativa, che si tenta di uccidere le parole con un sovrabbondare di messaggi, di slogan vuoti, che creano nel cervello umano un istinto di ripetizione ed una convinzione superficiale e falsa che in questi slogan ci sia qualcosa di vero.
Però gli anarco-individualisti credono nell'efficacia del verso umano. Della sua virtù donativa, dell'energia vitale che questo verso porta con se, quando usato per significare il mondo nella sua autenticità d'appartenenza.
La misura, di tutto questo, sono gli individui resi liberi da una coscienza di se stessi come animali vitali appartenenti solo a se stessi e verso se stessi, responsabili.

5) Per questa ragione gli anarchici individualisti sono RIVOLUZIONARI ma tendono a dare ancora una possibilità ai singoli enti umani di "vedere con le orecchie e udire con gli occhi" , facendo un ultimo tentativo di confidare nel verso. di esprimere parole che non siano di tradimento, che esprimano la sostanza degli individui che le pronuciano e che la loro prassi sia coerente con il verso, come il lupo il cui verso riflette lo stato vitale in cui si trova in maniera autentica, non forzata da interpretazioni .

6) Gli anarchico individualisti ammettono che l'animale umano è aggressivo e non nascondono la loro aggressività. Però ritengono che l'aggressività sotto forma di guerra non abbia apportato alla terra, cui l'animale umano appartiene, alcun tipo di beneficio, anzi, vi sono sospetti che nelle catastrofi planetarie che sono imminenti, siano responsabili, mancando contro loro stessi e l'istinto di conservazione che li sostiene.

7)L'aggressività umana concretizzata nella forma della guerra, non è servita neppure per contrastare il problema della sovrappopolazione, ponendo un freno alla proliferazione umana, il cui stile di vita non è compatibile con le risorse del pianeta.Cio' dimostra l'infondatezza delle ideologie economiche e politiche, che hanno sostenuto, magari non a parole , ma a fatti, la sovrappopolazione. Alcuni consessi religiosi hanno assunto la coerenza con questo principio a dogma e condiziona tuttora milioni di persone e politiche di ogni matrice.

8)Gli anarchici individualisti, pertanto, rigettano l'uso a priori della violenza, considerando la guerra (civile, internazionale o rivoluzionaria) l'"ultima ratio" laddove la contraddizione di poteri di ogni grado, dal capufficio, al potere medico, al potere giudiziario, a quello politico, prevalga su un ragionamento logico sempre possibile da chiunque volgia porsi in quanto alla propria individualità originaria.

9) L'ingiustizia non ha grado. Ci sono cose che sono più eclatanti, ma anche lo sgarbo perpetrato in ufficio da un dirigente solerte e corrotto, anche non a grandi livelli, puo' generare sofferenza, che in certi casi puo' degenerare distruggendo la vita delle persone.

10) pertanto gli anarchici individualisti pretendono di associarsi solo tra persone prive di pregiudizi, che hanno implementato la storia su se stessi e hanno saputo dimenticare abbastanza da porsi nelle questioni con un istinto scaricato dal peso del tempo ormai morto.

11)gli anarco individualisti , pertanto, rigettano ogni tradizione, intesa come fondamento indiscusso del presente.
La tradizione rientra nelle libertà individuali di perseguire conoscenze culturali, ma nessuna tradizione deve assurgere a dogma superiore alla dialettica tra enti umani animali, secondo le istanze della coerenza e dell'istinto.

12) Nello specifico del nostro tempo , gli anarchico individualisti scatenino una campagna mondiale contro la guerra, in quanto essa è sintomo di interessi economici sostenuti con false argomentazioni e principi autorevoli mai dimostrati.
Il presente impegna gli animali umani a considerare la guerra un millenario nemico da distruggere, fattualmente e come concetto. La guarra è il trionfo della falsità considerata un valore.
La falsità è la quintessenza dell'ipocrisia, che è la incapacita dell'uomo di non occultare se stesso a se stesso, approfittando del verso per lanciare falsi segnali, a cui gli animali umani sono chiamati a credere.

13)Pertanto gli ananrchico individualisti considererarnno la guerra come giustificabile in caso di aggressione presente, ma ne rigettano i risvolti nazionalistici, non si piegheranno mai all'autorità della patria, perchè da sola apparentemente ideale pulito, macchiandosi anche del sangue di un solo innocente, contraddice la sua pretesa "pulizia".

14) La prima forma di protesta è la rivolta non violenta. Il blocco stradale fatto con gente che si sdraia in mezzo per richiamare la bruttezza vitale di una guerra in corso. Considerare la Pace un ideale supremo sopra il quale non si pone nient'altro.
Gli anarchico individualisti ricorreranno all'aggressione violenta, quando le circostanze porranno in modo chiaro e distinto eventi che ne mettono in pericolo la loro conservazione.

15)Per far parte degli ananrchico individualisti bisogna aver assimilato e compreso il grande annuncio di zarathustra: qualunque cosa si è bisogna avere fedeltà per chi si è.
Quando questa fedeltà viene meno, nei casi piccoli, come in quelli eclatanti, si ha il TRADITORE. Colui che ha venduto se stesso per il potere, consapevoli che esso significa "denaro", come espresso dal grande Machiavelli.

16)In questo quadro gli anarchici individualisti promuovono la capacità dialettica dei singoli enti, che , divenendo portatori dei loro eventi, ne possono giudicare e imporre questo giudizio agli altri, al di la del carima di qualcuno , contro l'AUTORITA intesa come principio. QUesto perchè Il pensiero anarchico-individualista, per esistere, deve essere corale, deve comprendere individui liberi e non pregiudizievoli, che sono pronti a rinunciare al loro il all'occorrenza, nei campi che non li rispecchiano, verso cui non possono provare ogni forma di amore.

17) Il presupposto filosofico è che la dimensione del vivere, poichè la nostra specie è fatta così, sia un molteplice in divenire, e l'essere, se non reale, è possibile soltanto attraverso un passo evolutivo della nostra specie. Governare l'io in un modo diverso, saperci rinunciare ovvero potenziarlo, sempre però senza tradire noi stessi. Se questo atteggiamento vitale di padronanza del nostro io e del nostrop potere, all'occorrenza, di allontanarsene, senza venir meno alla coerenza con cio' che siamo e alla verità di cio' che saremo per sempre, prevale in tanti, questi possono lottare per tutti.

18) gli ananrco individualisti sono consapevoli che il maggior valore della vita è la qualità, non nel senso di comodità della vita, ma nel senso di cio ' che vale la pena di essere vissuto e di cui ci consoleremo al momento della morte.

19) La morte non deve costituire un'ossesssione o un'angoscia da rimuovere o da cui fuggire, ma gli ananrco-individualisti sono consapevoli che essa è parte del destino animale dell'uomo e ad essa. al concetto della morte possiamo rapportarci soltanto con la coerenza aconcettuale dell'essere del nostro ente, ponendola come contrappeso a questo apparente infelice destino, come armonia che prevale sul nulla.

20) Pertanto gli ananrchici individualisti penseranno alla possibilità dell'esistenza di un dio soltanto in termini scettici o poetico-sentimentali, mai come il fondamento di un falso sistema di concettualità coerenti da assumere come autorità nelle nostre scelte di individui.


questa è un'interpretazione, certo, forse non l'unica possibile, assolutamente coerente con quella parte della filosofia di Nietzsche che parla ancora il linguaggio della tradizione, certo, ribaltandone l'impianto metafisico.
Una cosa è certa: Nietzsche riconduce la filosofia alla sua originarietà, nel senso di un'antropologia filosofica. E vi costruisce, in modo sublime, la sua armonia pur dialettica, con la tradizione, dialettica che mai disconosce.

Il Nietzsche polemista, antifemminista, anticlericale, piccolo-borghese, esiste nelle opere del sommo, indubbiamente.
Un sommo filosofo come Nietzsche non puo' non avere molteplici livelli di lettura.
Però Egli è ,e rimane, filosofo. Non si puo trascurare questo fatto. Nei suoi contenuti dialoga, anche poeticamente, con forme retoriche non immediatamente rivelanti l'intento filosofiche , ma mantenendo del filosofo l'onestà, con la tradizione, seppure per distruggerne i falsi presupposti.
Nietzsche scrive soggettivizzando il pensiero originario dell'uomo che ha vissuto il passaggio dal mithos al logos, in dialettica col suo fondamento.

Nel manifesto degli anarco-individualisti, ci sono Spinoza, Platone, Eraclito, Ghandi.
La grandezza dell'analisi del marxismo è reperita come la parte descrittiva che egli riserva al fenomeno antropologico dell'alienazione. Ma gli anarchici individualisti ne rigettano la neccesità della sua escatologia.

CLOROALCLERO.
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cloroalclero@email.it
 
domenica, marzo 19, 2006
  l'inganno,subdolo ed efficace, della "guerra per giusta causa"
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=237166

Prima di spendere energie per questo mio post, invito gli astanti a leggere l'articolo comparso su politica on line.
Come si vede, corredando le tesi esposte di un congruo numero di fotografie, esso esprime il concetto secondo cui la maggioranza della popolazione iraniana sarebbe favorevole alla cacciata degli oscurantisti islamici che terrebbero la gente coartata nell'ignoranza, educandoli al fanatismo e all'odio contro l'occidente. In particolare si cita il nazismo (buono per tutte le stagioni), per giustificare l'odio contro gli ebrei, inoltre si afferma , a titolo di ulteriore prova, che khomeini salutava come un nazista, pubblicando una foto che dimostra inequivocabilmente questo fatto.

Non mi piace essere faziosa, quindi, prima di esporre un'argomentazione, mi piace confrontarmi con le tesi opposte,soprattutto laddove penso che certi articoli "informativi" sono tali solo in apparenza , celando invece un palese intento propagandistico e, per così dire, educativo,didascalico, dell'opinione pubblica: questo fantoccio incerto che però sembra condizionare in una qual misura le decisioni dei potenti della terra.

"dire" è un fatto di parole. A volte però anche il "non dire" è un dire.
Per esempio, l'articolo sopracitato non accenna al fatto che una guerra in Iran , che si sta preparando in questo periodo non certo senza fatica da parte dei poteri "forti" sia "giusta".Non lo dice. Lo sottintende.
Ricordo che, prima della guerra in Afghanistan, mi indignai moltissimo leggendo della condizione cui il regime taòebano sottoponeva le donne. Un quantitativo notevole di informazioni in questo senso le fornì "Sette" il settimanale del corriere della sera".
Com'è andata a finire lo sappiamo. I talebani sono stati cacciati a colpi di bombe omicide e mutilanti, spianando le case della gente e allargando poi l'evento bellico all'Iraq, di cui ora tutti noi vediamo nei tg le conseguenze. Se però poi si approfondisce un po' la conoscenza di queste cose, si apprende che le donne in afghanistan portano ancora il burka e che vengono sottoposte a sanzioni, ancora, se guidano l'automobile, in quel paese. Come dire che: l'uranio purificatore, le bombe, i massacri, ordalia di un occidente davvero alla deriva,non hanno cambiato nulla, sostanzialmente.

Il tema della "guerra per giusta causa" è stato affrontato, in passato, da San Tommaso D'Aquino. Egli , nel XIV secolo affermava che , per definirsi tale una guerra doveva
-essere autorizzata dal potere cui spetta la difesa
-coloro contro i quali si promuove devono essere "colpevoli" di qualcosa
-la guerra, nei suoi fini ultimi, deve "promuovere il bene" evitando il male.

Come si vede, i teo-con americani, che hanno promosso le guerre in Iraq ed Afghanistan, non hanno ignorato i dotti del cristianesimo, che hanno offerto loro uno spesso background culturale, per spacciare, a livello mediatico, un concetto che alla fine, è stato assimilato da quest'entità astratta , ma importante, che prende il nome di "opinione pubblica".

Niccolò Machiavelli, nel XV secolo, smascherò la bugia contenuta nei "buoni propositi" di Tommaso D'aquino.
La guerra è, disse, lo strumento con cui il principe acquista o mantiene un principato. E il principato è fonte di arricchimento e di gloria per il medesimo principe.
Non c'era altro da dire, ma Machiavelli, ai suoi tempi, venne abbastanza ignorato. Solo oggi, i politici, si fanno vedere con il suo libro più famoso sotto l'ascella, confidando nel fatto che il gregge, la gente, il popolaccio insipiente, lo considera un segno di cultura, senza domandarsi cosa ci sia sotto, di più profondo.

Il problema della guerra "per giusta causa" ,in passato, saltò nuovamente fuori all'epoca dei "conquistadores". Come si sa, Francisco Pizarro ed Hernan Cortez si macchiarono di delitti seriali su larga scala per portar via territori e risorse ai popoli incas e aztechi. All'epoca non c'era la propaganda, non c'erano i mass media, nè i governi propmuovevano "giornate della memoria". Ma talmente efferati furono i massacri di massa, talmente furono inimmaginabili le crudeltà e il sadismo dei conquistadores, che divennero famosi ugualmente e s'incisero nella storia, anche se i testimoni furono relativamente pochi e, ovviamente, non disponevano di radio e televisione per raccontare cio' che avevano visto.

Allora intellettuali del calibro di Francisco De Vitoria e Bartolomeo de Las Casas si preoccuparono di ridiscutere il concetto di guerra per giusta causa, cercando faticosamente di restare in chiave cristiana, visto che l'eresia era punita con la morte.
Il governo spagnolo rispose allo scandalo dei massacri di centinaia di migliaia (forse milioni) di persone con l'argomento che costoro erano "immorali" senza "timor di Dio" e la prova era che essi perpetravano sacrifici umani.

I due sopracitati dissero che le giustificazioni erano da valutare, che, forse, sarebbe stato auspicabile un diritto internazionale che impedisse il massacro e la rapina delle terre ai danni di popolazioni inermi. Scrissero, denunciarono, analizzarono. Ma si sà, era il XV secolo. Piena controriforma. Le loro parole caddero nel vuoto per lungo, lunghissimo, tempo. Tanto da sembrare, ancora oggi, dimenticate e non degne di memoria per il presente e per il futuro.

Oggi, molte correnti di "pensiero" sembrano voler reintrodurre la tesi di Tommaso d'Aquino, spacciandola su larga scala a livello mediatico, per rendere accettabile all'opinione pubblica, l'idea che "gli stati canaglia" debbano subire cio' che è giusto che subiscano: massacri, bombardamenti, guerra, per cambiare, per migliorare, per incivilirsi, per assurgere al consesso delle nazioni come stati "degni". E si spaccia altresì che le popolazioni di quei luoghi sarebbero "favorevoli" a tale interpretazione: in altri termini,gli iraniani vedendo gli aerei occidentali che sganciano bombe sulle loro città, sulle loro case, avrebbero nella loro interiorità, un moto di gioia, un sentimento di ebbrezza.
Gli stati civili li liberano. Li riscattano dal loro oscurantismo, dalle loro brutture. E tanto è elevato ques'ideale che sono disposti a farsi spianare casa, a vedere i loro figli mutilati o malati per le bombe strane che quest'idea ,concretizzata nella prassi del potere, inevitabilmente porta con se.

Chiedo a tutti coloro che pensano che la speranza sia un sentimento legittimo in questa vita, dove la religione fa solo promesse che non riguardano il tempo che ciascuno di noi ha a disposizione per vivere, di non assoggettarsi a quest'inganno. Chiedo a tutti,ma soprattutto alle donne, che piu' dei maschi subiscono cio' che quasi mai son chiamate a decidere, di non credere, di non fare quest'atto di fede in cio' che abbiamo già vissuto. Questa fede perversa che avvelena e rende immondo cio' per cui siamo nati."Fede" ,se mi si permette, è una parola impegnativa e va associata a qualcos'altro, avente ben altre qualità.
 
lunedì, marzo 06, 2006
  irving . fuori. subito.
La vicenda di David Irving non c'entra col fatto se sia o meno nazista. Ha a che fare con la paura,che questo vecchio studioso, folle, incosciente,delirante, forse,condizioni con il suo delirio,l'opinione pubblica.
Non ci sono altre motivazioni, nella storia umana, quando il potere si accanisce con così irragionevole testardaggine.Siamo nel 2006 ed è rarissimo in Europa un comportamento così contrario alla prassi carceraria in ogni paese civile.
A 67 anni sopravvengono i limiti di età. La condizionale. I motivi familiari, il fatto di essere incensurato, di non essere pericoloso per la società.
E Lo storico Irving non è certo uno che picchia, che rapina, che costituisce un pericolo per l'incolumità di qualche ente umano in particolare.Non è un corrotto, non è un ladro, non va in giro armato, non è un terrorista.
La libertà del vecchio mina la salute del potere, che evidentemente è già di suo malferma, visto che l'incarcerazione di irving, (sproporzionata per l'età,per la condizione dello storico, colpevole di "reato di opinione")si mangia in un sol colpo trecento anni di illuminismo. Per il potere austriaco"Dei delitti e delle pene" non è mai stato scritto.
L'ingiustizia si palesa in modo ancora piu' paradossale nlla ritrattazione di Irving, nella sua "abiura", nelle scuse fatte a chi si è sentito offeso dai suoi scritti. Pur essendo andato contro se stesso pubblicamente, contro il senso di quello he aveva sempre fatto e sostenuto, è rimasto in galera lo stesso: giudicato non sincero. Neanche la "santa" inquisizione si accaniva davanti ad un abiura.
Il reato di Irving è un fatto che ha a che fare con il "pensare cose", "dirle", "scriverle".Ha a che fare con la modalità più naturale e pacifica dell'uomo: esprimersi.
Le idee, come idee, come parole, non hanno in sè nulla che debba essere represso, Quando il potere lo fa è perchè sta subendo un danno, come quello che, evidentemente procurava Irving .
Quando chi è al potere usa la forza contro gente inoffensiva lo fa per motivi che non sono legati all'ordine pubblico e ne' alla sicurezza dei singoli.
Non bisogna farsi convincere dal fatto che Irving sia nazista o che abbia violato le leggi di un paese. Comunque sia, la sua galera è scandalosamente offensiva dei diritti dell'uomo, coerente col fatto che, l'oligarchia non risparmia nè le torture di abu grahib, nè di incarcerare un vecchio che con i suoi deliri mette i bastoni tra le ruote al progetto globale.Non sono i morti di auschwitz che reclamano a gran voce che la memoria loro sia rispettata attraverso la galera di un vecchio, magari mentecatto, che ha pure abiurato.
Irving è colpevole di un gravissimo danno fatto all'oligarchia internazionale: mettere in discussione la visione ufficiale dell'olocausto rende illegittimo, come è stato detto da un'ospite di Giuliano Ferrara,
l'atto fondativo dello stato d'israele.
Se poi si tende a creare un'opinione pubblica così condizionata dalla storia da pensare che l'olocausto giustifichi moralmente uno stato usurpatore, se è così, dicevo, allora il vecchio è una pedina di un gioco piu' grosso di lui, mettendo a repentaglio, coi suoi libri, l'ipocrita alleanza degli europei con l'usurpatore, affinchè mercanti e finanzieri possano continuare a fare affari indisturbati, anche a spese della pace per tutti.
E Irving , avendo per disperazione abiurato, non sarebbe contento di essere presentato come l'eroe di holywar. Il colpevole fanatismo che nasconde l'ipocrisia del potere è lo stesso che campeggia in un sito come holywar, solo che in esso si dice che il clericalismo è "perdente".
 
sabato, marzo 04, 2006
  indiani,irlandesi,curdi,armeni e palestinesi. Il problema delle etnie povere.
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Negli Stati Uniti, in molte riserve dei nativi (o meglio, dei sopravvissuti all'olocausto degli indiani) la principale risorsa economica è la vendita di tabacchi a prezzi da portofranco.
Poichè nelle "riserve" vige la legge dello stato, questi nativi sono in continuo braccio di ferro con le forze dell'ordine, che fanno irruzioni nelle case e negli esercizi pubblici, incuranti della presenza di bambini, per far cessare questa vendita che esse giudicano illegale.
In realtà i nativi americani hanno vinto una causa federale che permette loro di fare quello che fanno. Però le vessazioni non cessano, approfittando delle ambiguità che ci sono tra le leggi federali e le leggi dei singoli stati, che prevedono degli aggiustamentiin tempi lunghi.
In attesa dei quali, avvengono vere e proprie guerriglie urbane, devastazioni, disordini. La polizia arriva inaspettata e irrompe. Chi protesta è malmenato o portato via. Quindi la popolazione di questi villaggi si solleva, ingaggia risse e barricate.
E la polizia non si cura di violare le case della gente, armata e prepotente, per intimidire le famiglie.
Questo, è quello che è rimasto, dopo una storia secolare di massacri, di usurpazioni, di "olocausto", appunto, farcito di superalcolici che sfondano il fegato, di coperte infette, di armi da fuoco con cui gli indiani non potevano competere.
Curdi, Armeni, Catalani, Irlandesi, ceceni: popoli con una storia europea di vessazioni di questo tipo, con tutte le eccezioni dei casi specifici.
Popoli nella cui terra, qualcuno, come direbbe Morpurgo, nuovo giovane presidente dell'UCEI, con un'"identità forte" ha imposto la sua presenza, le sue regole, la sua religione, la sua autorità su un altro popolo.
E poichè le ribellioni sono umane in queste circostanze, spesso la "pulizia etnica" diventa un progetto a medio termine per andare a risparmiare sulle future spese per la difesa, per l'ordine pubblico, in un territorio che aveva cambiato "proprietario".

Lo stato che, secondo i sionisti, per esempio, doveva essere a maggioranza ebraica, risponde al requisito di cui sopra.
Un primo nucleo di ebrei comprarono i territori lotto dopo lotto, poi, dove non arrivarono col denaro, giunsero con le armi.
E ora lo stato a maggioranza ebraica c'è, armato, e quanto bene.
Ora i media fanno apparire che l'umanità sembra dividersi su "chi riconosce lo stato di Israele" e chi non lo riconosce.
Il problema però non è questo. Bene lo sanno coloro che gestiscono la propaganda.
Il problema è gestire a livello internazionale un movimento di principio, che attribuisca al concetto di territorio, un peso deliberativo pari a quello che la maggioranza della popolazione vuole. Ovunque.
Vuole, esattamente. La cultura dei popoli deve ritornare a volere. E il principio dell'autodeterminazione, non puo' continuare ad essere, come la rinuncia della costituzione italiana alla guerra, un imbrattamento di inchiostro sulla carta.

Si risolve il problema palestinese, risolvendo il problema degli indigeni dell'america latina, degli stati uniti, del kurdistan, dell'irlanda e di tutte le altre etnie vessate che popolano la terra. Il riconoscimento dell'autodeterminazione dei popoli deve avvenire de iure e de facto, come la risoluzione piu' economica e pratica delle migliaia di occasioni di conflitto sulla terra.

Per far questo, però, bisogna ridiscutere seriamente il concetto di nazione, in rapporto alla territorialità: questa territorialità deve diventare un concetto ben piu' forte di quello di stato ed avere il primato su di esso.
Perchè lo stato si identifica con le "identità forti" ,menzionate dal succitato Morpurgo. Forti, nel linguaggio del presidente dell'UCEI significa ricche, quindi armate, quindi significative nel rapporto con i poteri mondiali. Identità "forti" in quel senso lì.

Le etnie vessate sono altrettanto "forti" nel significare la loro identità e la loro storia, ma la "forza dei quattrini" significa "forza delle armi": in una democrazia reale la vittoria di quest'equazione non dovrebbe esistere.
 
venerdì, marzo 03, 2006
  ordine pubblico: un pass buono per tutti gli schieramenti
Le forze politiche hanno fatto della lotta per la legalità e della tutela dell'ordine pubblico un pezzo forte dei temi della campagna elettorale.
Sembra che aumentare le forze dell'ordine, rafforzarle e destinare loro cospicue voci di bilancio, sia la panacea ai mali dell'Italia.
Qui a Milano, Sia Moratti che Ferrante fanno a gara per propagandare il modello migliore di "città sorvegliata" : viglili di quartiere, poliziotti di quartiere, telecamere ovunque, raid di polizia nelle scuole,"angeli custodi" per gli anziani ecc...
Come se le priorità dei milanesi fossero l'essere sorvegliati, protetti, piantonati.
Questo aspetto della propaganda elettorale fa leva sull'ansia, sulla la paura per la propria incolumità o di quella dei parenti, che i politici attribuiscono nella mente degli elettori come un'urgenza.
L'amministrazione Albertini ha destinato all'assunzione di migliaia di nuovi vigili urbani una cospicua parte del bilancio comunale, tuttavia la politica del rafforzamento dei corpi dei tutori dell'ordine non ha evitato gli stupri, gli scippi, le rapine ecc..la criminalità, insomma, non è diminuita in modo significativo.
A voler estendere il discorso alla destra di governo, la loro politica sull'ordine pubblico è stata così fallimentare che a termine legislatura hanno varato la legge che depenalizza l'omicidio quando perpetrato verso estraneo non invitato nella propria proprietà.
Una legge che, se da un lato fomenta il far (ma neanche tanto) west, ha comunque una logica ben precisa .
Avrebbero potuto depenalizzare l'uso di armi da parte di una ragazza che spara al potenziale stupratore. Sarebbe stata anch'essa una legge discutibile, però avrebbe significato una certa scelta. Il legislatore invece ha preferito porre il primato sull'uso delle armi a tutela della proprietà privata, che ha ora nel nostro diritto, la precedenza logico-giuridica pure sull'omicidio.
Vigili, polizia, carabinieri (se fosse per i leghisti, pure la polizia padana) portano via molte risorse ad un paese.La mia opinione è che potrebbero essere risparmiate, con una politica sociale dignitosa, che restituisse umanità al lavoro, valore alla cultura e affidasse la protezione,la vera protezione, alla sanità pubblica, in un'italia dove ancora si muore di parto o per avere le garze, dimenticate da un chirurgo,che marciscono nell'esofago.

Puntare sull'ordine pubblico e sulla legalità, lungi dal volerne discutere la "giustezza" in senso platonico, non è buon segno.
E' segno che non si ha altro da offrire: tanti poliziotti in circolo per la società, mai dove dovrebbero essere al momento opportuno. Sempre a mettere ostacoli sulla giornata del cittadino, piuttosto che toglierne.
I "ragazzi dell' ordine pubblico" cosa sono poi? sono delegati dal potere ad affermare le regole del potere, attraverso il loro potere. Quindi, anch'essi sono "potere". La società è simile ad una ragnatela multicentrale, dove , in piccolo, in medio e in grande, spiccano centri di "Potere" piccoli e grossi: dal vigile urbano all'uomo di montecitorio.
E ciascun centro di questo potere succhia risorse alla comunità. E' come una cellula che assorbe piu' sangue delle altre. Moltiplicare i centri di potere significa, per una società, moltiplicare la sottrazione inutile di risorse. Perchè il potere ha un valore aggiunto: va sempre pagato, se non lo si fa, trova il modo di pagarsi da solo.
Io non conosco il fenomeno, per esempio, della corruzione della polizia in Italia: però so che in America (Usa) è un problema enorme. Cio' è attestato da film come il grandissimo "serpico" degli anni 70, ma anche oggi, dalla serie televisiva the shield, a ventunesimo secolo inoltrato, si vede come il problema resti pesante.
Per non parlare dei paesi poveri come es. il messico, dove i poliziotti sono una vera e propria "mafia" un contropotere autonomo che si avvale dell'esercizio della legge, per ingrassare il proprio tenore di vita, a livello di permettersi ville holliwodiane .

Inoltre, bisognerebbe chiedersi se, sul piatto della bilancia, conviene avere il territorio disseminato di "angeli in divisa" quando poi essi si rendono capaci di pestaggi brutali (come quello di 3 uomini contro uno,il quale dopo essere stato immobilizzato,ha subito i salti di uno di essi sulla schiena mentre stava a terra. E a quanto pare, questo non è un trattamento riservato solo agli extracomunitarii) anche in presenza di legittime proteste, come il vigliacco assalto ai manifestanti no tav quest' autunno, un "viaggio al termine della notte" che si è concluso con i lividi e le contusioni di vecchi e ragazzini ( per non parlare delle immagini "da dopo-bombardamento" che ci sono arrivate da Genova 2001).

Alla fine, poi, il potere ben armato, ricco di uomini e mezzi diventa oppressivo anche nei confronti di cittadini inermi che manifestano (com'è sacrosanto che sia) se una decisione propagandata per buona alla nazione, decisa dai pochi intimi di palazzo ma dannosa per la comunità che la dovrà subire, viene applicata senza che essi, i componenti di questa comunità, siano mai stati d'accordo.
Stato è una parola troppo grossa, alla fine, la dimensione quotidiana ci fa cogliere soprattutto come "territorio".
E le decisioni su di esso devono riguardare chi ci vive, innanzitutto. Lo stato, il mercato, gli imprenditori, la confindustria, vengono dopo, molto dopo, coloro che in quel territorio ci vivono.
O dobbiamo rassegnarci a pensare che con l'entrata e l'uscita dalla cabina elettorale, il nostro ruolo finisce e da quel momento le regole le decideranno "altri"?

Tornando alle forze dell'ordine, esse sono forse utili ad una gioventù senza speranza. Privata del diritto ad una stabilità economica, quindi del diritto di fare dei progetti a lungo termine. Allora, entrare nella polizia puo' essere, tristemente, l'abbaglio di una vita meno precaria. Ragazzi, specie meridionali, con il diploma in tasca o illetterati internati nell'accademia, indossano la divisa, magari con puri ideali, ma anche con l'opinione precisa di regalare a se stessi quella stabilità che manca a tutti.
Stabilità,che senza una lotta decisa d, fuori dai ranghi delle forze dell'ordine (o dell'esercito), oggi,nessuno può neppure sognare.
Tra i picchiatori in divisa dunque, tanti "figli del popolo", quelli che piacevano a pasolini: innocenti proletari incolti e tradizionalisti. Oddio, forse proprio innocenti no.
 
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